Un uovo pieno di speranza

febbraio 21, 2011

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Torna anche quest’anno l’iniziativa “un uovo pieno di speranza”

che consiste nella vendita di uova di cioccolato prodotte artigianalmente e il cui ricavato serve a finanziare il progetto PPA, per l’adozione scolastica a distanza di 116 bambini a  Bukavu, in Congo. Il progetto nasce e si sviluppa in collaborazione con i licei Rambaldi Valeriani, il liceo A. Da imola e l’oratorio di S. Giacomo.

Quest’anno serve un ringraziamento particolare ad Agnese Baruzzi, la bravissima illustratrice che ha realizzato i biglietti per le uova.


Josè saramago e la condizione della donna

dicembre 12, 2010

15/10/2010 – ‘VITTIME ROSA’

ottobre 15, 2010

Grazie a tutti per la conferenza di ieri sera!

Vogliamo condividere il messaggio che ci hanno mandato le associazioni di donne violentate per essere con noi in questa occasione, che riassume la grandezza dei frutti di questa amicizia tra imola e bukavu, che continuano a crescere, e della speranza che ci spinge ad andare avanti.

Mot des Associations

Buonasera,

La nostra gioia è stata grande apprendendo che siete riuniti in questa sala conferenze per parlare di noi. Siamo molto emozionate perché quando qualcuno pensa a un altro gli vuole bene. A oggi sono 2 anni che non cessate di sorprenderci di giorno in giorno con il vostro sostegno, avete superato le distanze la razza la cultura per venire in nostro aiuto, i vostri gesti sono segni forti dell’amore che Cristo ci ha insegnato e che le persone possono metterlo in pratica.

Noi siamo fiere e possiamo ancora alzare la testa, nonostante gente maleintenzionata volesse curvarla utilizzando l’arma della violenza. Possiamo rialzarci perché abbiamo delle persone a fianco che ci aiutano ad uscire da questo baratro. Buona parte di noi ricomincia a partecipare alla vita della società grazie a voi attraverso l’agricoltura, il piccolo commercio, etc.

Non sappiamo come ringraziarvi poiché le cure che ci aiutate ad ottenere sono salute per ognuna di noi, in un modo di cui non potete rendervi conto. Senza queste cure molte di noi sarebbero già morte.

Grazie al senatore Bersani, a san giacomo e a tutti gli altri che ci stanno aiutando.

Diciamo grazie a voi presenti in questa sala, che nonostante tutti i vostri mille impegni e preoccupazioni, avete accettato di lasciare tutto per una sera per venire ad ascoltare le nostre storie e le nostre vite, la vostra presenza in questa sala è un segno di speranza e di incoraggiamento per noi, perchè c’è gente che pensa a noi.

Grazie a tutti quelli che da lontano o vicino a noi ci aiutano.

Grazie e che Dio vi benedica.

Le associazioni di Miti, Kavumu, Katana e Kashusha


Per contribuire alle cure mediche e all’acquisto dell’ambulanza
è possibile effettuare un versamento a:
Banca Popolare di Lodi, Agenzia 1, Imola
Intestato a: Associazione S. Giacomo c\Gruppo Missioni
CODICE IBAN: IT52 D 05164 21001 000000258671
causale: Donazione  –cognome di chi versa– per donne violentate

Oratorio di San Giacomo, Piazza Abate Ferri 3 — Tel. 0542-31556


Vittime Rosa – Giovedì 14 ottobre 2010 Montericco

ottobre 12, 2010

Il convegno sarà focalizzato sulla violenza alle donne come strumento di guerra nella Repubblica Democratica del Congo, per far conoscere a tutti questa drammatica realtà e analizzare insieme quello che si è già fatto e quello che si può fare.

Volantino Conferenza Vittime Rosa

E’ un evento molto importante.

Abbiamo degli amici a Bukavu, che vivono fino in fondo la loro realtà e cercano di dare una risposta concreta ai loro problemi. E’ fantastico vedere cosa sucede quando qualcuno si gioca in prima persona!  La conferenza sarà una occasione per ascoltare, capire e condividere con loro questa situazione.

L’evento cade a metà di una settimana internazionale (11-17 ottobre 2010) di sensibilizzazione verso questo problema e promossa da associazioni internazionali che proprio in questa occasione si ritroveranno a Bukavu.

Quella sera 3 ragazzi di bukavu saranno presenti e porteranno la loro testimonianza.

Giovedì 14 ottobre, ore 20.45. Salone del seminario – Montericco


arrivano gli stagisti!

settembre 20, 2010

dopo mesi di braccio di ferro con le isituzioni africane,

giovedì 23 settembre arriveranno a Imola 3 ragazzi congolesi per gli stage!

si tratta di due ragazzi, Dedè e Safari, che saranno impegnati in uno stage in Hera

e una ragazza, Chaterine, che lavorerà presso il reparto di ginecologia e ostetricia dell’Ospedale di Imola.

Giusto per dare qualche anticipazione, Dedè è uno dei responsabili a Bukavu del progetto PPA, per le adozioni scolastiche a distanza.

Gli stage sono un’esperienza di condivisione stupenda,

nella quale è possibile sia per noi che per loro approfondire la reciproca conoscenza e guardare con occhi nuovi ciò che ci circonda.

Fa un po’ strano dirlo ora che non sono ancora arrivati, ma la cosa straordinaria è quello che succede quando poi tornano a Bukavu.

Mi piace pensare al primo viaggio, nel 2005, quando siamo andati con Pierre a vedere il suo campo.

Pierre era stato a Imola un paio di anni prima e aveva fatto esperienza all’Istituto Mario Neri per le ricerche agrarie. Tornato a Bukavu ci ha chiesto aiuto per comprare un campo e cominciare la coltivazione. Si trattava di un pezzo di terra sì e no di 20mx10; qui ha sperimentato ciò che aveva imparato in Italia suscitando l’interesse degli abitanti del villaggio vicino che a poco a poco hanno iniziato a lavorare con lui per imparare a loro volta. su questa scia la gente man mano che imparava metteva in pratica nel terreno vicino…

..la farò breve…

quando siamo andati noi avevano colonizzato un’intera valle!


Un aiuto per le donne di Bukavu

aprile 17, 2010

questo è l’articolo pubblicato da sabatoseraonline relativo al centro Kitumaini

Le donne di Bukavu, in Congo, donne violentate, massacrate, donne vittime di una guerra altrui, chiedono aiuto. Il Centro Kitumaini di Bukavu assieme all’Oratorio di San Giacomo di Imola e a Pace Adesso di Bologna da qualche anno cerca di rispondere alle loro richieste.
Dal 2004, data in cui è nata la collaborazione tra questi tre gruppi, il Centro Kitumaini è riuscito ad attivare numerosi progetti, dagli stage in Italia, ai finanziamenti con il microcredito che hanno permesso, tra l’altro, di far costruire un centro maternità nella città di Bukavu, fino ad allora sprovvista.
Il contesto è in parte noto. Lo stupro in Congo viene utilizzato come strumento di guerra in un Paese dove ufficialmente la guerra non c’è più; in compenso ci sono bande armate di diverse etnie e un contingente ONU di 20mila militari. Diamanti e coltan giustificano la presenza degli uni e degli altri. E poi ci sono i civili, che ne pagano le conseguenze. Nel 2006, solo nella città di Kivu, sono state registrati 27 mila casi di violenza sessuale. Le Nazioni Unite, che hanno destinato 56 milioni di dollari per un piano d’azione specifico, calcolano che dall’inizio del conflitto, nel 1996, sono stati registrati 200mila casi di violenza sessuale, per una media di 40 casi al giorno.
I bersagli di queste violenze sono prevalentemente donne dai cinque anni in su; anche se è un fenomeno decisamente minoritario, gli uomini non ne sono immuni. Spesso, gruppi di cinque o sei militari costringono le vittime ad avere rapporti sessuali davanti ai loro mariti utilizzando mitra, coltelli e quant’altro capiti a tiro per penetrarle.
Il supporto che il Centro Kitumaini offre alle vittime riguarda principalmente l’assistenza medica. Quando non muoiono, le donne riportano lesioni gravi, perdite di sangue che durano svariati mesi, a volte perdono l’utero e la possibilità di procreare, spesso contraggono malattie infettive, prima fra tutte l’AIDS, che poi trasmettono ai mariti. A Bukavu manca una struttura adatta a curare queste donne ma l’ospedale più vicino, quello di Panzi, fornisce un servizio di assistenza gratuito per le vittime di violenza sessuale. Il Centro Kitumaini procura cibo e vestiti per le donne violentate e le accompagna attraverso i 20 interminabili chilometri di strada sterrata piena di buche che separano Bukavu da Panzi. Saltuariamente, poi, alcuni volontari si recano nelle case delle vittime per accertarsi del loro stato di salute e, quando possibile, per sopperire ad alcuni bisogni.
Ma, alle conseguenze fisiche di uno stupro vanno sommate quelle sociali. Una vittima di violenza non viene rispettata, rischia di essere espulsa dalla comunità e dalla sua famiglia, soprattutto se in seguito alla violenza non riesce più ad avere figli. Per questo il campo del Centro Kitumaini nel 2006 ha un valore fondamentale. Attraverso l’attività nei campi, una volta riacquistate le forze, le donne riescono a riappropriarsi della loro dignità guadagnandosi autonomamente qualche piccola entrata per il loro mantenimento.
Per il futuro, l’Oratorio di San Giacomo e il Centro Kitumaini hanno grandi progetti. Sognano un dottore che visita a domicilio le vittime e un campo nuovo per far sì che tutte abbiano da lavorare. Tra i sogni e la realtà, c’è solo la mancanza di fondi.


la piccola Brigitte #2

aprile 6, 2010

il blog è il luogo nel quale condividere pensieri idee, proposte

ce l’abbiamo fatta con Landry

sono fiduciosa che ce la facciamo anche stavolta.

Diverse persone si sono mobilitate sia qui a Imola che a Bukavu per trovare il modo di dare un sostegno stabile alla piccola,

ogni suggerimento è ben accetto!


la piccola Brigitte

aprile 6, 2010

da una mail di Pierre (tradotta gentilmente dalla Prof. Dina Rossi del Liceo Rambaldi Valeriani di Imola)

Ciao,

ti mando questo messaggio perché è venuta a trovarmi nel mio ufficio una donna con un bébé di 6 mesi, orfana di madre e di cui non si conosce il padre. La donna è in realtà la zia della bimba e la allatta lei. Il problema è che è in attesa di due gemelli e quindi si ritroverà tra pochi mesi ad occuparsi e ad allattare 3 bimbi.

TI racconto la storia tragica di Brigitte (questo il nome della bimba) che mi ha riferito la zia: suo fratello, morto 6 anni fa, aveva lasciato la moglie con 10 figli. Alla morte del marito, per garantire la sopravvivenza ai figli, la donna (madre quindi della piccola Brigitte) era stata costretta a lavorare e ogni giorno doveva percorrere in autobus 100km. E in uno di questi spostamenti, che la donna è rimasta incinta di Brigitte, ma non si conosce l’identità del padre.

Un mese fa, la donna si reca al lavoro in autobus portando con sé Brigitte, ma a seguito di uno scontro, nessun passeggero sopravvive. Due settimane dopo però, la famiglia viene a sapere che una signora che abita nella zona dell’incidente, ha raccolto la bimba a qualche metro da dov’è accaduto. La famiglia è meravigliata alla notizia in quanto si pensava nessuno fosse sopravvissuto, tanto che avevano fatto i funerali e portavano il lutto anche pensando che la piccola Brigitte fosse morta.

Alla notizia del ritrovamento, la zia si adopera subito per andare a prendere Brigitte (che non è figlia del fratello della donna). Ora, la situazione di questa donna è drammatica in quanto oltre ai due gemelli, ha già a carico 14 bimbi, di cui 4 di suo fratello defunto e 8 suoi e altri 2 di altri familiari. Lei non ha lavoro e suo marito ha una pensione di 500$us del centro Kitumani. La donna si dà da fare in piccoli lavoretti, mentre sto scrivendovi, sta pulendo l’ufficio anche se le dico che non so come pagarla.

Insiste a tal punto che non posso rifiutare questa bambina ed è la ragione per la quale  ti mando questo messaggio e le foto della bimba. Se ci fosse una famiglia per adottare questa piccola orfana, personalmente ne sarei commosso. Oltre a darle una piccola somma per acquistare lo stretto necessario per la bimba, non so davvero cosa fare: Ecco, questa è una storia che volevo condividere con te. Se volete informazioni in più riguardo a questo caso, sono a vostra disposizione. Peccato che tu non sia collegata in questo momento su Skype , sennò potevamo parlarci anche con la zia.

Non ho promesso niente alla donna, ho soltanto detto che avrei informato per cercare di trovare un volontario.

Siamo nel periodo della Quaresima e per me accogliere questa donna e ascoltarla, ma è tutto ciò che io possa fare per lei come apostolo in quanto ha un forte bisogno di essere ascoltata. E’ molto triste, ma l’Africa, è questa.

Grazie per trasmettere questo messaggio agli altri,

Pierre



World march of women|action in Bukavu

marzo 8, 2010

action in Bukavu

Oggi le donne violentate delle associazioni che sosteniamo e quelle del microcredito stanno marciando al fianco di altre donne di associazioni internazionali

obbiettivi della marcia

  • pace e demilitarizzazione
  • il testo dei diritti in favore delle donne
  • la carta mondiale delle donne per l’umanità

Marcia internazionale a favore delle donne violentate

febbraio 23, 2010

Quest’anno verranno organizzate una serie di attività a livello mondiale col desiderio di sensibilizzare persone a tutti i livelli per combattere il problema della violenza sulle donne. Si inizierà l’8 marzo, con manifestazioni in tutti i paesi, e si terminerà con una marcia internazionale; come località è stata scelta proprio Bukavu.

A questi eventi parteciperanno personaggi politici internazionali (tra cui la moglie di Obama e Hilary Clinton), associazioni internazionali, locali e le donne che hanno subito violenza.

A Bukavu le organizzazioni che aiutano concretamente le donne si stanno già preparando, c’è grande fermento, anche per l’attenzione internazionale che questo evento sta generando.

La coordinatrice locale ha già parlato con Aimée (la ragazza che aiuta Pierre al Centro Kitumaini e che segue proprio gli aiuti alle donne violentate): in occasione della partenza dell’iniziativa ci sarà una manifestazione della durata di 10 giorni, a partire dall’8 marzo, in cui ogni associazione che vorrà aderire è chiamata ad organizzare delle attività durante quei giorni, dopodiché parteciperà poi alla marcia conclusiva che si terrà in Ottobre.

Attorono a questa iniziativa stanno succedendo cose straordinarie, come questa mail di Pierre

“volevo solo condividere con voi le notizie dell’ultimo minuto; alcune donne delle associazioni che appoggiamo con il microcredito qui in città sono venute a trovarmi oggi per propormi di marciare anche loro a fianco delle donne vittime di violenza, per condividere con loro quel giorno, ma anche per dare loro conforto. Io gli ho risposto che è una bella notizia, ma che non abbiamo la possibilità di aiutarle per le divise, ma con mia grande sorpresa, la risposta è venuta senza esitazione: “mostrateci solo il colore dei vestiti che le donne vittime porteranno e noi compreremo con i nostri soldi gli stessi vestiti e marceremo con loro quel giorno, questa è la nostra preoccupazione, di passare quella giornata insieme”.

francamente, sono stato commosso dalla gioia, e le ho mandate subito da Aimée per parlare del modello di abiti da scegliere per il gruppo. ”

Pierre





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