La violenza alle donne in tempo di guerra, è successo anche a Bukavu, ha l’obbiettivo di annientarle come persone, e con esse, il legante del tessuto sociale.
In Kenia, Soudan, Sierra-Leone, Liberia, le violenze subite dalle donne durante i conflitti armati africani sono l’espressione più estrema di discriminazione della quale sono vittime in tempo di pace.
Andando a incontrarle, JR testimonia la loro forza, il loro coraggio: vivere prima, per esistere poi.
Per vedere l’estratto del film, clicca qui , poi video, poi play
La settimana scorsa sono iniziati gli incontri con i ragazzi del polo liceale di Imola.
Sono momenti importanti per far conoscere la realtà di Bukavu e appassionare gli studenti che durante il corso dell’anno sono coinvolti direttamente nelle attività per finanziare il progetto PPA (progetto di adozioni scolastiche a distanza).
sono al liceo classico e approfitto della connessione internet e della pausa tra un una classe e l’altra per raccontarvi l’incontro appena finito.
classe IVB, ragazzi con sguardi vivaci
gli racconto di bukavu, in particolare delle persone che abbiamo incontrato,
gli chiedo se hanno partecipato ai calendari e gli racconto di quando sono stata la prima volta a bukavu, nel 2005
di quanto è stato importante il calendario per spiegare alle scuole che il progetto è portato avanti grazie a ragazzi di Imola che si danno da fare, dedicano il loro tempo ad un progetto in cui credono, ci mettono il cuore.
Grazie ai calendari noi stessi, viaggiatori occidentali, ci siamo trasformati in persone agli occhi di quegli insegnanti.
alla fine dell’incontro ho chiesto se qualcuno aveva domande, e un ragazzo me ne ha fatta una:
Ciao a tutti, come ogni anno questo è il periodo del calendario delle scuole superiori di Imola. Il calendario viene realizzato interamente dagli studenti, dalla scelta del tema, dalla scenografia, dai costumi, dalla stampa…insomma un lavoro impegnativo al quale bisogna dedicare molto tempo. Prima di tutto è un’ottima occasione per gli studenti stessi per conoscersi meglio, per mettersi alla prova e per divertirsi e secondo, non meno importante, il ricavato dalla vendita del calendario (e parlo di cifre alte!!!) è completamente devoluto al progetto PPA.
Colgo dunque l’occasione per invitare tutti quanti alla PRESENTAZIONE del calendario sabato 5 dicembre sotto il centro cittadino a Imola dalle 16.30-19. Consiglio a tutti di essere presenti perchè è proprio in questa occasione che si vede tutto l’impegno e la gioia degli studenti per creare il calendario; non dico questo tanto per dire o per convincere qualcuno ma per esperienza vissuta sulla mia pelle.
C’è stata un’evoluzione significativa a livello del viso, meno per quanto riguarda il torace perchè le bruciature sono profonde.
Questo gli causa febbre alta fino a 40°; i medici stimano che ci vorrà un mese per guarire. Il padre, che ho sentito al telefono domenica mattina, inizialmente era scoraggiato, ora vedendosi attorniato dai ragazzi del PPA che gli danno sostegno sia nella ricerca delle medicine che come presenza fraterna, ha ritrovato il sorriso.
I ragazzi continuano a darsi da fare per andarlo a trovare, ma come mi ha spiegato meglio Pierre non è facile; dal centro Malkia sono circa 11 km, di cui 4, fino a Bagira, si fanno con il bus, gli altri a piedi (e 7km a Bukavu si fanno sentire). Pierre in questo momento è impegnatissimo anche con le altre attività; Eloi, Baby, Aimée, Dede gli stanno dando un forte sostegno.
ora una domanda aperta: riusciamo a dargli una mano per reperire medicine? abbiamo contatti con la croce rossa presente a Bukavu? Padre Querzani potrebbe darci un sostegno con il suo dispensario?
ho sentito al telefono Pierre e il padre di Landry
la situazione migliora, Landry ha ripreso a mangiare e parlare. Pierre e i ragazzi del PPA di Bukavu si stanno dando il cambio per cercare di fargli visita almeno una volta al giorno
Oltre a questo si stanno dando da fare per torvare medicinali specifici per le bruciature; i centri sanitari, compreso quello in cui è ricoverato Landry, hanno solo medicinali per le malattie più diffuse (es. malaria).
Solidarietà dei Vescovi al Sinodo dopo le violenze in Congo.
Fanno appello alle autorità civili perché ripristinino l’ordine
CITTA’ DEL VATICANO, giovedì, 8 ottobre 2009 (ZENIT.org).- I Vescovi riuniti in questi giorni in Vaticano per il Sinodo speciale sull’Africa hanno espresso la loro solidarietà con le vittime dell’eccidio di Bukavu ed hanno lanciato un pressante appello perché venga ristabilito al più presto l’ordine. Sono questi i sentimenti espressi dai presuli in una lettera indirizzata a monsignor François-Xavier Maroy Rusengo, Arcivescovo di Bukavu, letta giovedì 8 ottobre in occasione della sesta Congregazione generale, che ha visto la presenza di 227 Padri sinodali. Nella lettera i Vescovi chiedono alle “autorità civili legittime a fare tutto il possibile per il ripristino dell’ordine nella giustizia, al fine di instaurare e di garantire la pace, indispensabile per una vita normale a quell’amata popolazione”. Nella notte tra il 2 e il 3 ottobre, uomini in divisa militare hanno sequestrato due sacerdoti e un seminarista della parrocchia di Chierano. Dopo averli malmenati e derubati ed aver appiccato il fuoco alla residenza del parroco, hanno preteso un riscatto di 5000 dollari per liberarli. Un attacco analogo è stato sferrato nella notte tra il 5 e il 6 ottobre contro il convento dei fratelli Maristi di Nyangezi, a 25 chilometri a sud di Bukavu, e il dormitorio scolastico dell’Istituto Weza, gestito dai religiosi. “A nome di tutta l’Assemblea – si legge nella lettera firmata dai Presidenti delegati e dal Segretario Generale del Sinodo insieme ai Vescovi della Repubblica Democratica del Congo presenti in aula – vi esprimiamo la nostra solidarietà fraterna”. La lettera si conclude con l’appello ai responsabili civili della nazione affinché siano restituiti “all’arcidiocesi di Bukavu, alla regione dei Grandi Laghi e a tutta l’Africa” “giorni tranquilli e una vita serena”. Sempre questo giovedì, nel prendere la parola in aula, mons. Nicolas Djomo Lola, Vescovo di Tshumbe e Presidente della Repubblica democratica del Congo, parlando delle conseguenze delle guerre e delle violenze subite dal suo paese, ha detto: “Siamo obbligati a condannare le menzogne e i sotterfugi utilizzati dai predatori e dai mandanti di queste guerre e violenze”. “Il tribalismo evocato incessantemente per giustificare queste guerre nella Repubblica Democratica del Congo non è altro che un paravento ha continuato . La diversità etnica viene strumentalizzata come pretesto per saccheggiare le risorse naturali”. D’accordo con il presule anche l’Arcivescovo di Bukavu, costretto a far rientro nella Repubblica Democratica del Congo in seguito alla recrudescenza della violenza, che intervenendo il 7 ottobre al Sinodo aveva sottolineato che “proprio le risorse naturali del Paese” sono “la causa delle violenze”. Nel suo intevento mons. Nicolas Djomo Lola ha detto inoltre di deplorare l’incapacità e la scarsa volontà della comunità internazionale di “porre fine a queste guerre e a queste violenze”. La comunità internazionale, ha aggiunto, “si limita a preoccuparsi delle conseguenze delle guerre invece di affrontarne le cause in modo determinato e convincente”. Ai microfoni della Radio Vaticana, mons. Fridolin Ambongo Besungu, Vescovo di Bokungu Ikela, ha affermato che “la più grande difficoltà è che a volte abbiamo l’impressione di predicare nel deserto, con tutti questi capi che ammazzano i popoli: noi parliamo ma la nostre voce non è influente”. Inoltre, ha aggiunto, gli organi d’informazione “non dicono la verità sulla nostra realtà. Ognuno ha il suo punto di vista. Noi non abbiamo i mezzi di comunicazione come qui in Europa e per questo tramite questo Sinodo vogliamo che la verità esca fuori”. Dal canto loro i Vescovi della Conferenza Episcopale Nazionale del Congo (Cenco) in merito agli episodi di violenza occorsi negli ultimi giorni nel Sud Kivu hanno fortemente condannato “queste azioni orribili contro persone la cui vita è generosamente consacrata al servizio degli altri”. “Attentando alla loro vita e alle strutture della Chiesa viene colpita la stessa popolazione, in quanto è noto cosa la Chiesa rappresenta a Bukavu e cosa fa per questa popolazione afflitta violenze ingiuste e immeritate”, ha affermato. Si calcola che nella Repubblica Democratica del Congo siano morti più di quattro milioni di persone, la maggior parte per fame e malattie, a causa dell’infuriare della guerra nella regione dal 1998 al 2003. Anche dopo la fine del conflitto il sud Kivu è rimasta una regione estremamente tormentata dalla violenza. Ad affliggere questa terra vi sono anche le frequenti violenze sessuali, la piaga dei bambini-soldato e il gran numero di rifugiati che sfuggono ai conflitti, tutti causati dalle azioni dei ribelli finanziate dal commercio di minerali. Si calcola che siano almeno due milioni i profughi interni dall’inizio delle atrocità. All’origine della scia di sangue nelle regioni orientali congolesi del Nord Kivu e del Sud Kivu sono spesso i ribelli hutu delle Forze democratiche di liberazione del Rwanda (Fdlr), che riparati oltre confine dopo il genocidio del 1994 continuano essere protagonisti di sistematiche violenze.
Finalmente si muove qualcosa!! Tratto dal numero di Internazionale di questa settimana.
Arrestato uno dei responsabili del genocidio ruandese
È stato arrestato in Uganda Idelphonse Nizeyimana, capo dei servizi segreti ruandesi durante il genocidio del 1994, sospettato di aver ordinato l’assassinio di milioni di tutsi. Nizeyimana è stato estradato in Tanzania al Tribunale penale internazionale per il Ruanda. Si pensa che Nizeyimana avesse ideato e formato delle unità segrete di estremisti hutu per portare avanti il genocidio e che una di queste unità abbia ucciso la regina tutsi Rosalie Gicanda, una figura altamente esimbolica .