Intervista ad Antonio Andreoni dell’associazione micro.Bo di Bologna
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Bologna 17 ottobre – Forse non ci credeva nemmeno lui. Chissà cosa avrà pensato Muhammad Yunus quando ha appreso la notizia. I quotidiani di tutto il mondo hanno pubblicato sulle prime pagine una foto che lo ritrae mentre gioisce tra le braccia della figlia. Sul suo volto l’immancabile sorriso. Guarda in alto Muhammad.
Forse pensa a Sophia, quella donna che intrecciava seggiolini di bambù per due centesimi di dollaro al giorno, forse sta ricordando i 27 dollari che le aveva prestato per rompere il legame di usura che la legava al suo datore di lavoro. Il suo primo prestito. Forse pensa a tutti coloro che lo hanno guardato sempre con scetticismo, a quei governatori e banchieri di fama
internazionale che non credevano nel sogno di un piccolo uomo del Bangladesh.
Lontani dai clamori immediati della cronaca che hanno inneggiato a Muhammad Yunus, come al “banchiere dei poveri”, come a colui che “ha vinto con l’utopia” realizzando la prima banca etica del mondo,abbiamo incontrato, a Bologna, Antonio Andreoni.
E’ un giovane laureato in economia, socio fondatore di micro.Bo , una ONLUS nata circa due anni fa a Bologna per diffondere, nella città e in provincia, la conoscenza e la pratica della microfinanza. Ha reso attiva un’esperienza di microcredito “dal basso” seguendo le linee-guida del pensiero di Yunus ed ha anche preso parte, insieme ai suoi collaboratori ad un altro progetto della Grameen Bank, la Grameen Shikka, che finanzia borse di studio per bambini in Bangladesh. Nell’arco di soli due anni micro.Bo ha finanziato, nel territorio di Bologna e provincia, ben 45 microimprese per un totale di prestiti che ammontano a Euro 415.116,00.
E’ stato proprio Yunus a dare il battesimo di fuoco a micro.Bo , di cui è stato nominato presidente onorario.
«Prima di conoscerlo personalmente, racconta Andreoni, abbiamo letto il suo libro (Il Banchiere dei Poveri, edito da Feltrinelli) e siamo rimasti affascinati da quello che Yunus raccontava, dal coraggio di questo professore che ha sentito il bisogno di uscire dalle aule delle Università degli Stati Uniti e del Bangladesh, dove ha insegnato, per vedere cosa succedesse nelle strade. Questo è stato uno dei primi insegnamenti del professore, prosegue Andreoni che ricorda queste parole scritte nel libro “Vi farete un’idea di come si fa microcredito solo quando andrete per strada e incontrerete le persone che hanno bisogno di voi».
Antonio Andreoni ha avuto il privilegio di conoscere in “anteprima” Yunus nelle aule delle Università di Bologna. Qui, nell’ottobre del 2003, il professore ha tenuto una serie di lezioni ad un Master sulla “gestione dei gruppi” organizzato dal Centro Interdipartimentale di ricerca e intervento sui gruppi-CIRIG, promosso dalla professoressa Luisa Brunori.
Folgorati dall’entusiasmo e dalla modestia di Yunus, alcuni studenti della facoltà di psicologia, economia e giurisprudenza hanno iniziato a chiedersi se il modello del microcredito fosse applicabile in una realtà come quella di Bologna.
«Ci siamo subito resi conto, è sempre Andreoni che parla, che non avevamo abbastanza competenze in materia di microcredito; abbiamo passato un anno intero a studiare come funzionava il metodo della Grameen Bank. Dopo un anno di studi avevamo fatto nascere micro.Bo, aspettavamo soltanto il professore per mostrargli la “nostra creatura”. L’anno successivo, quando Yunus è tornato a Bologna per ricevere una laurea ad honorem in Pedagogia, lo abbiamo “braccato” con le nostre domande. Lo prelevavamo dal suo albergo e lo accompagnavamo dappertutto. Lui si lasciava tormentare e non si stancava mai. Era molto disponibile; ci parlava della sua esperienza rassicurandoci del fatto che inizialmente avremmo trovato diffidenze e difficoltà. Non mi sembrava vero che una persona così famosa e importante desse tanto ascolto a semplici studenti. L’incontro a Bologna è culminato in una conferenza tenutasi nell’ottobre del 2004 e, in questa occasione, Yunus è stato nominato presidente onorario del micro.Bo.
Ci siamo lasciati con una promessa: recarsi in Bangladesh e vedere come lavoravano nei villaggi con il metodo Grameen Bank».
Cosa è successo quando vi siete recati in Bangladesh?
«Verso la fine del dicembre del 2004, io e altri tre membri di micro.Bo abbiamo deciso di partire. Yunus ha dato la sua disponibilità e ci ha permesso di frequentare un corso di formazione di due settimane presso la Grameen Bank, la sua “famiglia” come ama definirla.
Durante il viaggio verso Dhaka, verso la sede della Banca del Villaggio, abbiamo visto negozi che vendevano i gilet cuciti a mano dalle donne dei villaggi che hanno beneficiato del microcredito (Yunus li indossa sempre): manifesti e fotografie del professore dappertutto.
Il suo ufficio: una stanza con un arredamento molto modesto: una scrivania, una grande libreria e un’ampia finestra dalla quale si scorge il paesaggio desolato intorno Dhaka, fatto di case semi-costruite, “una realtà provvisoria”. Poi la visita alla “famiglia”, alla Grameen Bank che ospita gli uffici, la casa del professore e gli alloggi degli impiegati. Ancora le sue foto dappertutto. Nei giorni successivi gli incontri con gli abitanti dei villaggi e delle campagne, beneficiari del microcredito.
E non è mancata l’occasione di presentare al professore il modello del microcredito che volevamo utilizzare per la nostra Associazione. Tra i suoi consigli ricordo una frase da lui spesso ripetuta con la quale affermava che una cosa è il modello da utilizzare, un’altra è calarsi nelle periferie delle città degradate.
Cosa ricordi, in particolare, di Yunus?
«E’ una persona molto modesta. Durante la prima sera che passò a Bologna, rimasi sbalordito dal fatto che aveva chiesto al personale dell’albergo dove alloggiava un ferro da stiro per stirarsi alcuni indumenti. Ci ha sempre sostenuti nella realizzazione del nostro progetto e, nonostante la nostra giovane età, ha avuto fiducia nelle nostre capacità.».
La calma e la serenità con cui ci ha accolto nel suo studio a Dhaka, nella completa indifferenza verso il caos e il frastuono delle strade, sono il ricordo più vivo che ho di lui, insieme alle parole con le quali ci salutò prima di partire “micro.Bo-ready to go!” (pronti per partire)”.
Alessandro Pavone
Pubblicato da imolabukavu