I beneficiari del microcredito del Centro Kitumaini – Bukavu
La nostra Asociazione è composta da 50 membri, siamo arrivati ad
avere una relazione col Centro Kitumaini perché siamo
un’associazione di donne povere e vulnerabili, composta per la
maggior parte da vedove. Ci hanno concesso crediti che ci
permettono di lavorare. Diamo i crediti a turno a gruppi di 5 membri,
quando un gruppo di donne ha terminato di rimborsare, diamo il
credito successivo ad un altro gruppo, in modo che tutte riusciamo a
lavorare. I soldi che guadagniamo ci permettono di pagare da
mangiare e gli studi per i nostri figli e, cosa ancora più importante,
le cure mediche. Abbiamo iniziato con piccole attività artigianali, a
cui cerchiamo di partecipare tutte: alcune di noi si occupano della
produzione e altre della vendita
Il sapone

Una delle attività che svolgiamo è la fabbricazione del sapone: quando riceviamo un credito una dei
nostri membri va alla fabbrica di sapone e compra gli scarti della lavorazione (500 franchi per 1 kg).
Quando arriva a casa inizia a tagliarli col coltello in piccolissimi pezzi e li mette in una pentola. Mette la
pentola sul fuoco e mescola fino a che il contenuto non diventa liquido. Compra anche del colore blu che,
insieme ad un po’ di acqua, aggiunge nella pentola. A parte ha dei contenitori in legno, in cui versa la
pasta, per dare la forma ai saponi. Quando la pasta si è raffreddata la toglie dai contenitori e con dei
fili inizia a tagliare i blocchi in stecche più piccole, che poi andrà a vendere al mercato, tagliandole
ancora in pezzi più piccoli, in base alle necessità delle clienti. Da 10 kg di scarti escono circa 40 pezzi di
sapone, e ognuno viene venduto in media a 200 franchi, meno caro di quelli che escono dalla fabbrica.
Le stoffe colorate

Un’altra attività è la produzione di ‘paignes’, stoffe colorate. 1 rotolo di tessuto neutro costa 35 dollari, ed è fatto da
7 ‘pezzi’ di stoffa, della misura necessaria per confezionare un vestito da donna. Ogni ‘paigne’ viene venduto a 10 dollari.
Per farli, acquistiamo tessuti bianchi; pieghiamo la stoffa e la leghiamo con piccoli cordoncini in modo da preparare i disegni che desideriamo o che ci richiedono i clienti. Bisogna stringere bene in modo che il colore non entri dove si lega.
Fuori prepariamo il fuoco e l’acqua calda. Per ogni 20 litri d’acqua aggiungiamo 5 cucchiaini di soda caustica e 10
cucchiai di idrosolfato che servono per fissare i colori.
Lo facciamo all’aria aperta e usiamo guanti e maschere perché la soda caustica è molto tossica. A questo punto aggiungiamo i colori in polvere, monocolore o misti, 10 cucchiai. La stoffa viene bagnata, poi messa nei catini.
Con i guanti apriamo le pieghe e lì il tessuto prende il colore.
Mettiamo tutto nel pentolone con l’acqua calda, e quando inizia a bollire, rimescoliamo con un bastone di legno. Alla
fine apriamo il tessuto, togliendo tutti i lacci, lo sciacquiamo in acqua fredda e pulita e lo mettiamo ad asciugare.
Dopo ogni lavorazione, sia per la colorazione delle stoffe che per la produzione del sapone, dobbiamo bere un bicchiere di latte, a causa dei prodotti tossici con cui entriamo in contatto.
Le borse
Tra le piccole attività artigianali che volgiamo c’è anche la fabbricazione di borse. Ad esempio utilizziamo la plastica degli imballaggi di vestiti che vengono dall’Europa; per fare la seconda mettiamo invece della plastica sopra un intreccio di pezzi di cartone. Impieghiamo circa due giorni per fare una borsa, e la vendiamo a 5 dollari.
Il Tangawizi
Alcune di noi producono anche una bevanda locale, il Tangawizi: è un succo che viene utilizzato anche come analgesico, ad esempiocontro il dolore alla schiena o le emorroidi. C’è un tipo di tubero che si chiama tangawizi, che qui da noi cresce tutto l’anno, lo andiamo ad acquistare in Rwanda, ne servono 10 kg per fare 48 bottiglie di succo. Una volta comprato il prodotto si lava, poi bisogna spremerlo con una macchina apposita e pressarlo. C’è un posto dove hanno questa macchina, e noi pagando possiamo andare ad utilizzarla. Per ogni 5 litri di succo devono essere aggiunti 20 litri d’acqua, poi bisogna fare bollire tutto ed aggiungere 10 kg di zucchero; deve bollire per un’ora al massimo. Oltre a questo dobbiamo comprare le bottiglie di vetro (le compriamo in Burundi) ed i tappi, che quindi per noi è un altro costo. Dopo avere chiuso le bottiglie con un apposito attrezzo, possiamo venderle: ogni bottiglia la vendiamo a 250 franchi congolesi.
Con quello che guadagnamo dalle nostre attività fino ad ora non abbiamo avuto problemi a rimborsare i crediti. Ci sono tante persone però che ne avrebbero bisogno, il problema è proprio l’accesso ai soldi. Noi chiederemmo anche crediti più consistenti, per potere ammortizzare di più i costi e guadagnare un po’ di più. Quello che riusciamo a guadagnare ora è per la sopravvivenza. Nella nostra Associazione c’è un sistema di contribuzione: ogni mese ogni socia versa 1 dollaro nella cassa dell’Associazione: anche con questi soldi si producono dei beni e le donne che in quel momento non stanno beneficiando dei crediti si incaricano della vendita e si dividono i guadagni. Alcune mettono da parte qualcosa quando hanno i crediti per potere continuare l’attività anche dopo. L’Associazione è nata nel 2001, con 10 persone. Ad oggi sono 49 (una è morta). La spesa di adesione, che si paga all’inizio, una volta sola, è di 1 dollaro, ma è facoltativa e in base alle possibilità, c’è anche chi versa 3-4 dollari. Si tratta di donne vedove e comunque povere. Grazie a queste quote abbiamo potuto anche pagare le spese per il funerale della socia che è morta. Se i crediti fossero maggiori potremmo fare dei gruppi più grandi, anche di 10-15 membri. Abbiamo un piccolo sistema anche per recuperare gli interessi: abbiamo delle piccole commissioni, con un membro responsabile di recuperare i crediti, che li riporta alla tesoriera; la tesoriera fa il rapporto alla presidentessa e ai membri del comitato, che danno l’autorizzazione a versare la quota al Centro Kitumaini.