Vittime Rosa – Giovedì 14 ottobre 2010 Montericco

ottobre 12, 2010

Il convegno sarà focalizzato sulla violenza alle donne come strumento di guerra nella Repubblica Democratica del Congo, per far conoscere a tutti questa drammatica realtà e analizzare insieme quello che si è già fatto e quello che si può fare.

Volantino Conferenza Vittime Rosa

E’ un evento molto importante.

Abbiamo degli amici a Bukavu, che vivono fino in fondo la loro realtà e cercano di dare una risposta concreta ai loro problemi. E’ fantastico vedere cosa sucede quando qualcuno si gioca in prima persona!  La conferenza sarà una occasione per ascoltare, capire e condividere con loro questa situazione.

L’evento cade a metà di una settimana internazionale (11-17 ottobre 2010) di sensibilizzazione verso questo problema e promossa da associazioni internazionali che proprio in questa occasione si ritroveranno a Bukavu.

Quella sera 3 ragazzi di bukavu saranno presenti e porteranno la loro testimonianza.

Giovedì 14 ottobre, ore 20.45. Salone del seminario – Montericco


Associazione Mamans Neo Apostoliquet

gennaio 5, 2010
I beneficiari del microcredito del Centro Kitumaini – Bukavu

La nostra Asociazione è composta da 50 membri, siamo arrivati ad
avere una relazione col Centro Kitumaini perché siamo
un’associazione di donne povere e vulnerabili, composta per la
maggior parte da vedove. Ci hanno concesso crediti che ci
permettono di lavorare. Diamo i crediti a turno a gruppi di 5 membri,
quando un gruppo di donne ha terminato di rimborsare, diamo il
credito successivo ad un altro gruppo, in modo che tutte riusciamo a
lavorare. I soldi che guadagniamo ci permettono di pagare da
mangiare e gli studi per i nostri figli e, cosa ancora più importante,
le cure mediche. Abbiamo iniziato con piccole attività artigianali, a
cui cerchiamo di partecipare tutte: alcune di noi si occupano della
produzione e altre della vendita

Il sapone

Una delle attività che svolgiamo è la fabbricazione del sapone: quando riceviamo un credito una dei
nostri membri va alla fabbrica di sapone e compra gli scarti della lavorazione (500 franchi per 1 kg).
Quando arriva a casa inizia a tagliarli col coltello in piccolissimi pezzi e li mette in una pentola. Mette la
pentola sul fuoco e mescola fino a che il contenuto non diventa liquido. Compra anche del colore blu che,
insieme ad un po’ di acqua, aggiunge nella pentola. A parte ha dei contenitori in legno, in cui versa la
pasta, per dare la forma ai saponi. Quando la pasta si è raffreddata la toglie dai contenitori e con dei
fili inizia a tagliare i blocchi in stecche più piccole, che poi andrà a vendere al mercato, tagliandole
ancora in pezzi più piccoli, in base alle necessità delle clienti. Da 10 kg di scarti escono circa 40 pezzi di
sapone, e ognuno viene venduto in media a 200 franchi, meno caro di quelli che escono dalla fabbrica.
Le stoffe colorate
Un’altra attività è la produzione di ‘paignes’, stoffe colorate. 1 rotolo di tessuto neutro costa 35 dollari, ed è fatto da

7 ‘pezzi’ di stoffa, della misura necessaria per confezionare un vestito da donna. Ogni ‘paigne’ viene venduto a 10 dollari.
Per farli, acquistiamo tessuti bianchi; pieghiamo la stoffa e la leghiamo con piccoli cordoncini in modo da preparare i disegni che desideriamo o che ci richiedono i clienti. Bisogna stringere bene in modo che il colore non entri dove si lega.
Fuori prepariamo il fuoco e l’acqua calda. Per ogni 20 litri d’acqua aggiungiamo 5 cucchiaini di soda caustica e 10
cucchiai di idrosolfato che servono per fissare i colori.
Lo facciamo all’aria aperta e usiamo guanti e maschere perché la soda caustica è molto tossica. A questo punto aggiungiamo i colori in polvere, monocolore o misti, 10 cucchiai. La stoffa viene bagnata, poi messa nei catini.
Con i guanti apriamo le pieghe e lì il tessuto prende il colore.
Mettiamo tutto nel pentolone con l’acqua calda, e quando inizia a bollire, rimescoliamo con un bastone di legno. Alla
fine apriamo il tessuto, togliendo tutti i lacci, lo sciacquiamo in acqua fredda e pulita e lo mettiamo ad asciugare.
Dopo ogni lavorazione, sia per la colorazione delle stoffe che per la produzione del sapone, dobbiamo bere un bicchiere di latte, a causa dei prodotti tossici con cui entriamo in contatto.
Le borse

Tra le piccole attività artigianali che volgiamo c’è anche la fabbricazione di borse. Ad esempio utilizziamo la plastica degli imballaggi di vestiti che vengono dall’Europa; per fare la seconda mettiamo invece della plastica sopra un intreccio di pezzi di cartone. Impieghiamo circa due giorni per fare una borsa, e la vendiamo a 5 dollari.

Il Tangawizi

Alcune di noi producono anche una bevanda locale, il Tangawizi: è un succo che viene utilizzato anche come analgesico, ad esempiocontro il dolore alla schiena o le emorroidi. C’è un tipo di tubero che si chiama tangawizi, che qui da noi cresce tutto l’anno, lo andiamo ad acquistare in Rwanda, ne servono 10 kg per fare 48 bottiglie di succo. Una volta comprato il prodotto si lava, poi bisogna spremerlo con una macchina apposita e pressarlo. C’è un posto dove hanno questa macchina, e noi pagando possiamo andare ad utilizzarla. Per ogni 5 litri di succo devono essere aggiunti 20 litri d’acqua, poi bisogna fare bollire tutto ed aggiungere 10 kg di zucchero; deve bollire per un’ora al massimo. Oltre a questo dobbiamo comprare le bottiglie di vetro (le compriamo in Burundi) ed i tappi, che quindi per noi è un altro costo. Dopo avere chiuso le bottiglie con un apposito attrezzo, possiamo venderle: ogni bottiglia la vendiamo a 250 franchi congolesi.

Con quello che guadagnamo dalle nostre attività fino ad ora non abbiamo avuto problemi a rimborsare i crediti. Ci sono tante persone però che ne avrebbero bisogno, il problema è proprio l’accesso ai soldi. Noi chiederemmo anche crediti più consistenti, per potere ammortizzare di più i costi e guadagnare un po’ di più. Quello che riusciamo a guadagnare ora è per la sopravvivenza. Nella nostra Associazione c’è un sistema di contribuzione: ogni mese ogni socia versa 1 dollaro nella cassa dell’Associazione: anche con questi soldi si producono dei beni e le donne che in quel momento non stanno beneficiando dei crediti si incaricano della vendita e si dividono i guadagni. Alcune mettono da parte qualcosa quando hanno i crediti per potere continuare l’attività anche dopo. L’Associazione è nata nel 2001, con 10 persone. Ad oggi sono 49 (una è morta). La spesa di adesione, che si paga all’inizio, una volta sola, è di 1 dollaro, ma è facoltativa e in base alle possibilità, c’è anche chi versa 3-4 dollari. Si tratta di donne vedove e comunque povere. Grazie a queste quote abbiamo potuto anche pagare le spese per il funerale della socia che è morta. Se i crediti fossero maggiori potremmo fare dei gruppi più grandi, anche di 10-15 membri. Abbiamo un piccolo sistema anche per recuperare gli interessi: abbiamo delle piccole commissioni, con un membro responsabile di recuperare i crediti, che li riporta alla tesoriera; la tesoriera fa il rapporto alla presidentessa e ai membri del comitato, che danno l’autorizzazione a versare la quota al Centro Kitumaini.


Ultime notizie

novembre 18, 2009

Queste sono le ultime notizie giunte dai nostri amici a Bukavu :

Una donna di Kavumu è stata violentata, ma l’ha tenuto nascosto al marito. Dopo il terzo aborto il marito l’ha cacciata di casa. Ha ammesso che è stata violentata ed è andata dall’associazione di Kavumu. Fortunatamente una delle donne che è stata curata ed ora sta bene e può lavorare grazie agli aiuti ricevuti dal Centro Kitumaini e dall’ssociazione l’ha accolta a casa sua.

Madre e figlia 14enne sono state violentate e il padre ferito a fucilate. Nella fuga dal villaggio alla città il padre è morto. La madre è tornata al villaggio per seppellirlo e la figlia ha proseguito verso Bukavu ed è andata direttamente al centro Kitumaini per chiedere aiuto.

A fronte delle grandi necessità di cure per le donne, stanno pensando di organizzarsi per poter provvedere alle cure di base al centro Malkia Wa Amani. Tutte le donne al momento vengono portate all’ospedale di Panzi, che resta al momento l’unico a poter fare gli intervento (gratuti), ma che a fronte di numerose richieste, ha tempi d’attesa molto lunghi. Si riesce a provvedere ai casi più urgenti ma poi i pazienti non vengono seguiti nelle fasi successive. La proposta è di attrezzarsi per le prime visite e le medicazioni al Malkia Wa Amani e visite di controllo successive da parte di persone del gruppo. Proprio per questo necessitano di acquistare medicinali.

Come potete leggere, i casi di violenze continuano ad esserci ma è davvero incredibile come il centro Kitumaini e Malkia Wa Amani  stanno diventando sempre più un punto di riferimento per le persone, soprattutto, donne del posto. E’ inoltre importantissimo come tutti quanti cerchino di provvedere e collaborare nelle varie vicissitudini che si presentano giornalmente. Questo è davvero un sintomo di unione e speranza!!!


Microcredito | Testimonianza di Bukaba Mapendo, Bukavu

marzo 11, 2009

bukaba-mapendo2

Bukaba Mapendo è una delle  beneficiarie del progetto di microcredito del Centro Kitumaini_Bukavu

Sposata e madre di 7 figli. Mio marito non fa niente e non ha nemmeno avuto la fortuna di studiare. Tre dei miei figli studiano grazie al credito del Centro Kitumaini e uno è sostenuto dal PPA. Io non avevo assolutamente nulla con me, il piccolo commercio che facevo, come le mie amiche, era attraverso piccoli crediti giornalieri, ovvero prendevamo la merce di qualcuno o i soldi il mattino per poi restituirli la sera con gli interessi. Ogni sera venivano a recuperare i soldi. Il problema iniziava quando ad esempio la vendita non era andata bene; per il fornitore non era un suo problema, lui voleva solamente vedere i suoi soldi la sera, e se voi avevate osato fare il furbo comprando qualcosa da mangiare da portare a casa, e la sera non riuscivate ad avere la totalità del suo montante bisognava aspettarsi tutte le umiliazioni possibili da parte del creditore che vi avrebbe ridicolizzato davanti a tutti nel quartiere offendendovi e voi avreste dovuto accettare tutto questo, approvando senza ribattere, altrimenti avreste corso il rischio che il giorno dopo nessuno vi prestasse più nulla, non avreste avuto più credibilità nel quartiere, senza parlare dei vostri figli. La vita sarebbe diventata amara, senza più alcuna considerazione sociale nei confronti degli altri. A parte il mangiare che non è più un problema a casa mia, i piccoli debiti che ho potuto pagare con il credito del Centro Kitumaini, il suo più grande valore per me, è che questi soldi mi hanno permesso di ritrovare la mia personalità, la mia considerazione, che non speravo più di trovare, a causa della vita che conducevo prima. Oggi iniziano anche a rispettarmi, a prendermi in considerazione, inizio ad essere invitata alle riunioni di donne dove si parla di associarsi, è incredibile; a volte i miei vicini mi chiedono un po’ di sale o di pepe, a volte 100fc. Posso addirittura donare 50 fc come offerta in chiesa durante la messa, sono fiera di questo. Tutto quello che chiedo al mio Dio che ha risposto alle mie preghiere e a quelle dei miei figli attraverso il Centro Kitumaini è di fare in modo che questo progetto non ci lasci, altrimenti saremmo obbligati a tornare alla situazione di partenza. Il modo di ringraziare il CK e di manifestargli la nostra profonda gratitudine è di lavorare duramente, fare progressi come ci dicono sempre e soprattutto rimborsare coscienziosamente alla scadenza. Il vostro modo di starci vicino ci incoraggia molto. Grazie davvero.


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