imola-bukavu-belgio in videoconferenza skype

gennaio 10, 2010

Secondo esperimento di videoconferenza skype  e di nuovo la sensazione di essere tutti in un’unica stanza

noi a Imola, Justin e i ragazzi a Bukavu, Erica in Belgio.

E’ stato emozionante rivedere Justin , Pierre, Dede, Eloi, Blaize e poter condividere con loro gli obbiettivi per il 2010.

E’ talmente bello e diretto che dobbiamo riuscire a trasformare questo canale in una pratica consueta di incontro, anche con le nostre realtà locali e le scuole


Imola-Bukavu, 5500km annullati da skype

gennaio 4, 2010

Per la prima volta siamo riusciti a lavorare assieme come se fossimo nella stessa stanza!

Tutto è partito dalla necessità di fare il bilancio dell’attività del microcredito del 2008-2009.

E’ necessario mettere insieme la conoscenza di dati e attività sul luogo che hanno i ragazzi di Bukavu con le nostre conoscenze gestionali e informatiche.

In pratica: i ragazzi ci hanno inviato i dati che hanno raccolto, noi gli abbiamo mandato un foglio di calcolo da testare per poter sistematizzare i dati

Il programma era che loro andassero in un internet point a scaricare i files per poterli commentare assieme in un secondo momento al telefono. Per fortuna non ci sono stati problemi di connessione.

Ci siamo dati un  appuntamento telefonico il pomeriggio.

Con nostra grande sorpresa , poco prima dell’appuntamento, abbiamo ricevuto una telefonata di Justin che diceva: “ci stiamo collegando via skype”

Justin è l’unico del gruppo ad avere internet a casa e ha messo a disposizione il collegamento.

Abbiamo cominciato a fare le prove audio, poi siamo passati al video e, con grande soprpresa, funzionava tutto e riuscivamo a vederci e parlare come se la distanza non ci fosse.

Quando sono arrivati gli altri ragazzi è partita una videoconferenza. Riuscivamo a lavorare guardando lo stesso file, spiegando o commentando in viva voce dati e formule anche complesse.

Siamo riusciti a lavorare insieme, 4 là, 2 qui, dandoci obbiettivi per concreti di sviluppo di questo lavoro  :)

Ne abbiamo approfittato anche per motivi extra-lavorativi…i ragazzi di bukavu hanno conosciuto il neonato di Giorgio ancor prima di qualche amico imolese!


Ushuahidi | testimone

gennaio 3, 2010

What is Ushahidi? from Ushahidi on Vimeo.

Hshuahidi è un sito molto interessante che associa le Google Maps ad articoli/segnalazioni che vengono fatte dagli utenti a inviate al sito tramite e-mail o sms. per accedere clicca qui

ushaidi, che significa testimone in swahili, nasce come sito per mappare i report di violenze in Kenya dopo le elezioni del 2008.

A seguito degli attuali scontri in Congo, ha deciso di aprire la sua piattaforma a questa regione

Lo abbiamo utilizzato anche noi per segnalare l’assassinio dell’amico giornalista Didace Namujimbo circa un anno fa. Questa piattaforma, unita alla diffusione della telefonia cellulare in Congo, è uno straordinario strumento di condivisione di informazioni che difficilmente sarebbero riportate sui media tradizionali.


Informatici senza frontiere

gennaio 3, 2010

per accedere all’articolo originale su repubblica.it, clicca qui

Dall’Africa all’Abruzzo, storia di un’associazione che porta internet dove più ce n’é bisogno: negli ospedali, nelle carceri e in mezzo al deserto di GIULIA BELARDELLI

ROMA - Un computer e una connessione a internet possono cambiare la vita: forse non salvarla, ma renderla migliore sicuramente sì. Ne sono fortemente convinti i 180 soci di Informatici Senza Frontiere, onlus che dal 2005 opera nel settore informatico per portare un aiuto concreto a chi vive in situazioni di emarginazione e difficoltà. L’associazione è nata da un gruppo di manager veneti che hanno deciso di mettere le proprie conoscenze al servizio di una missione ben precisa: combattere il digital divide in tutte le sue forme, in Italia e all’estero, dagli ospedali alle carceri, dai luoghi del terremoto in Abruzzo a un piccolo centro di microcredito in Madagascar. Con risultati che possono “toccare il cuore”, racconta il presidente dell’associazione, Girolamo Botter.

L’associazione Informatici Senza Frontiere. Il quartier generale della onlus è in Veneto, a Treviso, ma negli anni sono state aperte delle sezioni in varie regioni d’Italia: in Lombardia, Piemonte, Toscana, Puglia, Calabria e nel Lazio. Oltre ai soci fondatori, fanno parte dell’associazione numerosi volontari, tra cui soprattutto informatici e programmatori, ma anche esperti del marketing e della comunicazione. Fianco a fianco, o più spesso con la mediazione del computer, queste persone “lavorano” nel loro tempo libero per cercare di sanare lo spreco di tecnologia nei paesi sviluppati: hardware erroneamente ritenuto rotto o obsoleto, conoscenze informatiche inutilizzate, software a costo zero in grado di automatizzare piccole operazioni quotidiane. Il tutto in stretta collaborazione con le aziende e il mondo accademico, nella convinzione che tutti, dal manager di successo allo studente unviersitario, possano giocare un ruolo importante nella battaglia contro l’isolamento tecnologico.


I progetti in Africa.
“Una delle soddisfazioni più grandi – spiegailpresidente Girolamo Botter – l’abbiamo ottenuta con il software Open Hospital, sviluppato internamente da noi in collaborazione con gli allievi dell’Istituto Tecnico Volterra di San Donà di Piave. Si tratta di un sistema informatico in grado di facilitare le operazioni gestionali quotidiane di piccoli ospedali, dalle cartelle cliniche alla fornitura di medicinali”. Un aiuto grandissimo in zone povere e isolate, dove spesso tutto avviene con carta e penna da una tenda da campo.

Il software è stato installato e implementato in un ospedale di Angal, nel nord dell’Uganda, e in un piccolo ospedale di Matiri, nel Kenya, dove alcuni volontari volano periodicamente per controllare che tutto funzioni correttamente e che il personale medico sappia come usare il computer. L’attrezzatura tecnica – pc, stampanti, modem e tutto il resto – viene spesso comprata sul posto, così da evitare danni durante il trasporto e soprattutto contribuire allo sviluppo dell’economia locale. Dopo il successo di queste esperienze pilota, il sistema è stato installato in diverse altre realtà ospedaliere in Kenya, Afghanistan, Benin e Congo.


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