NORD KIVU: ACCORDO PER ESTRADIZIONE EX CAPO RIBELLE

febbraio 9, 2009

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L’ex-generale e guida dei ribelli del Congresso nazionale per la difesa del popolo (Cndp) Laurent Nkunda, attualmente detenuto in Rwanda, sarà estradato in Congo dove sarà giudicato per le sue azioni. Lo ha annunciato il ministro degli Esteri Alexis Tambwe Mwamba al termine di una riunione con il suo omologo ruandese Rosemary Museminali, a Gisenyi (Rwanda). In un comunicato congiunto le delegazioni dei due paesi hanno reso noto che “è all’esame una strategia per garantire il trasferimento di Nkunda a Kinshasa in condizioni di totale sicurezza”. Nella nota, i due ministri si dicono inoltre “soddisfatti” dei risultari raggiunti nei primi 15 giorni dell’offensiva congiunta avviata nella regione del Nord Kivu contro gruppi di ribelli hutu ruandesi attivi nella zona.
[AdL]


Congo, il capo dei ribelli pronto ai negoziati di pace

novembre 17, 2008

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Il presidente Joseph Kabila forse deciso a tagliare il legame
con le milizie estreniste Hutu, preludio per una vera distensione
dal nostro inviato DANIELE MASTROGIACOMO

Congo, il capo dei ribelli pronto ai negoziati di pace

Forti venti di pace tornano a soffiare sul Nord del Kivu. Il generale Laurent Nkunda, capo dei ribelli congolesi, ha accettato la proposta dell’emissario delle Nazioni unite, l’ex presidente nigeriano Olusegun Obasanjo, di proclamare una tregua duratura e avviare delle trattative con il presidente del Repubblica democratica del Congo, Joseph Kabila. Il leader del Cndp (Congresso nazionale per la difesa del popolo) ha aderito anche alla proposta di aprire da subito un corridoio umanitario per consentire l’invio di soccorsi e di aiuti umanitari al milione e mezzo di profughi sparpagliati nel territorio a causa del conflitto. 
Si tratta del primo, importante accordo tre settimane dopo l’inizio delle ostilità. Il lavoro svolto nelle ultime ore dall’emissario Onu spedito nelle regione dal segretario generale Ban ki Moon ha ottenuto risultati che solo stamani apparivano impossibili. Dopo aver incontrato venerdì scorso il presidente ruandese Paul Kagame, Obasanjo è volato a Kinshasa e si è intrattenuto a colloquio per oltre un’ora con il presidente della Rdc Jospeh Kabila. Ha insistito sulla necessità di avviare subito dei negoziati diretti con Nkunda anche per alleviare la sofferenza della popolazione, stremata dai continui scontri e dalle violenze subite durante il ritiro delle truppe regolari congolesi. Il presidente Kabila ha accettato l’idea di un negoziato diretto ed è rimasto in attesa della risposta del generale Laurent Nkunda. 

Sostenuto dal clima positivo, l’emissario dell’Onu ha preso un elicottero ed è volato direttamente a Jomba, una cittadina a 80 chilometri a nord di Goma, dove il capo dei ribelli ha installato il suo quartiere generale. Per l’occasione, Nkunda ha smesso la divisa e ha accolto il suo ospite vestito da civile: un completo grigio chiaro su camicia bianca e una cravatta rossa. L’incontro è stato caloroso e cordiale. I due si sono abbracciati, sono sfilati davanti ad una doppia fila di soldati vestiti in alta uniforme. C’è stato il saluto del picchetto, una breve fanfara e alla fine, mano nella mano, Nkunda e Obasanjo si sono avviati verso una chiesa della cittadina dove hanno parlato per circa un’ora e mezza. 

La visita dell’emissario Onu era stata preceduta da un violentissimo scambio di artiglieria pesante tra i soldati ribelli schierati attorno a Kanyabayonga, un centro strategico a 180 chilometri a nord ovest di Goma, e le truppe delle Fardc decise a difenderlo. La battaglia, la prima ingaggiata con bombardamenti, colpi di mortaio e di artiglieria dal 28 ottobre scorso, aveva fatto temere un naufragio della mediazione delle Nazioni unite. Ma si è trattato, più che altro, di un segnale lanciato dall’esercito congolese per recuperare terreno e avviare da una posizione di forza un eventuale negoziato. Dopo la sconfitta di tre settimane fa, le Fardc (le truppe regolari congolesi) vivono un momento di grande difficoltà. Disorganizzati, indisciplinati, mal pagati, senza una solida guida centrale, i soldati congolesi hanno subìto il contraccolpo di Nkunda. Spesso hanno agito d’impulso, attaccando quando non dovevano e ritirandosi, sempre prima del tempo, con una fuga che si trasformava in un saccheggio. 

Lo Stato maggiore delle Fardc ha preso i primi provvedimenti: ieri mattina ha annunciato l’arresto di venti soldati ritenuti colpevoli delle razzie dei giorni scorsi e il recupero della refurtiva. I responsabili compariranno davanti alla Corte militare operativa di Goma. E’ un gesto importante. Rientra nell’ottica di “normalità istituzionale” più volte sollecitata dal nuovo emissario dell’Onu. La base per l’avvio del nuovo negoziato è stata costruita anche dalla serie di colloqui che Kigali e Kinshasa hanno tenuto durante tutta la settimana. Si sono delineati i nodi non ancora sciolti e che impediscono l’applicazione dell’accordo del gennaio scorso. Tra questi, forse il più spinoso: la presenza nel Nord del Kivu delle milizie di estremisti hutu protagonisti del genocidio in Ruanda nel 1994. Kigali e Khinshasa hanno deciso di inviare sul terreno una squadra mista delle due rispettive intelligence. Joseph Kabila, di fatto, ha deciso di mollare gli interhamwe, le milizie estremiste Hutu. E’ il preludio di una scelta che può davvero aprire le porte alla pace. 
(16 novembre 2008)

 



«Prenderemo Kinshasa, via i corrotti»

novembre 9, 2008

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Laurent Nkunda, 41 anni, noto per la sua ferocia: «C’è un patto segreto, il presidente ha venduto il Paese ai cinesi»

DAL NOSTRO INVIATO

KIROLIRWE (RDC) – Conosciuto come un mostro che appende alla cintura il pene dei nemici uccisi in battaglia, dipinto come un combattente sanguinario che non teme di ammazzare con le proprie mani chi gli si schiera contro, il generale congolese ribelle, Laurent Nkunda, 41 anni, scende dalla sua baracca con il bastone di comando ornato da un’aquila d’argento per il sentiero cha collega la sua abitazione alla palazzina semi diroccata dove alloggiano i suoi ospiti. Siamo a Kirolirwe, in quella che era un’azienda agricola a meno di cento chilometri da Goma e a 2100 metri d’altezza.

Per raggiungere il quartier generale di Nkunda, capoluogo del Nord Kivu, ci vogliono più di cinque ore. Le piogge torrenziali hanno devastato la pista tra le montagne. E poi ci sono i posti di blocco governativi, l’ultimo dei quali è difficile superare. Per passare la notte occorre essere attrezzati: il pavimento per letto, un materassino gonfiabile e una zanzariera portatile. Se si scorda la coperta sono guai: il freddo è pungente. Il prato è il bagno e la doccia una chimera. Ma il latte e il formaggio che vengono offerti agli ospiti sono eccellenti. L’ex fattoria in cui il generale ha trovato la sua provvisoria dimora apparteneva a una famiglia italiana: i Merlo.
Il generale arriva sorridente, divisa è linda e stirata alla perfezione, stivali che sembrano calzati per la prima volta, e manifesta subito il desiderio di scrollarsi di dosso la fama di sanguinario criminale.

«Noi non ammazziamo a sangue freddo nessuno, non saccheggiamo e non stupriamo. Se scopriamo che qualcuno dei nostri ha commesso questi crimini lo puniamo. In realtà spesso sono gli stessi civili che regolano i conti tra di loro, magari sono i vicini di capanna: saccheggiano, stuprano, ammazzano. La differenza tra la disciplina dei miei uomini e quella dei governativi è evidente». Effettivamente ai posti di blocco dell’esercito i soldati reclamano sempre soldi o sigarette. A quelli del CNDP (il Congrès National puor la Défense du Pueple, di Nkunda) nessuno osa chiedere un regalo o una mancia. «Ci accusano di feroci massacri e la diplomazia crede ciecamente a quello che gli dice il governo. Così è difficile trovare una soluzione politica. Noi diciamo che a massacrare la gente sono gli alleati dell’esercito: le milizie tribali mai-mai e gli irregolari dell’FDLR (Forze Democratiche per la Liberazione del Ruanda) che il governo arma e foraggia».

Al vertice di Nairobi, ieri, è stato proposto un cessate il fuoco generale.
«Noi l’abbiamo dichiarato una settimana fa e se è stato violato non è colpa nostra. Ci hanno attaccato e abbiamo risposto. La nostra buona fede è data dal fatto che abbiamo accettato la richiesta di aprire corridoi umanitari per aiutare la popolazione civile».

Voi avete proposto negoziati diretti con il governo in cambio della pace.
«Tutti credono che parlare con il Ruanda sia sufficiente. Ma il Ruanda non ci rappresenta. Anzi siamo in lite perché abbiamo chiesto l’aiuto di Kigali senza ottenerlo, pur essendo anch’essa minacciata dall’FDLR, di cui chiediamo il disarmo. I ruandesi hanno ottenuto le loro concessioni e sono contenti così. Gli accordi di pace di dicembre sono stati applicati per la parte che riguardava il business ma non per quella che interessava di più alla popolazione».

Che succede se nei prossimi giorni continueranno a non parlare con voi?
«Conquisteremo Goma e poi arriveremo fino a Kinshasa. Ma prima cercheremo fino all’ultimo una soluzione politica. Non vogliamo la guerra. Siamo pronti a parlare con un mediatore neutrale, ma se non ci sarà altra scelta dovremo combatterla».

Una delle molle che ha fatto scattare la guerra a fine agosto è stata la notizia di un megacontratto con la Cina. Concessioni per sfruttare le ricchezze minerarie del Congo, in cambio di 9 miliardi di dollari in infrastrutture.
«È pura follia. Prima di tutto nessuno conosce approfonditamente i termini dell’accordo: né il ministro della pianificazione, né quello del bilancio. È un patto segreto tra il presidente Joseph Kabila e alcune aziende private cinesi. Com’è possibile ciò?».

Nkunda balza in piedi e si fa portare una lavagna (che ci faccia una lavagna in una casa diroccata in mezzo alla giungla è un mistero) e con il gesso disegna la mappa del Congo. Poi con un cerchio indica le aree più ricche e la ferrovia e l’autostrada che le dovrebbero attraversare, opere che – tra le altre cose – dovrebbero costruire i cinesi. La strada ferrata parte dal Katanga e arriva al mare, l’autostrada attraversa le miniere di Maniema e finisce a Kisangani, sul fiume Congo che dall’’ex Stanleyville comincia a essere navigabile.
«Le due arterie strada e l’autostrada servono solo per trasportare i minerali assegnati ai cinesi, fuori dal Paese. Nessun vantaggio per la popolazione. Si parla anche, come contentino, di ospedali e scuole, ma che senso ha senza medici e medicinali e senza insegnanti e libri? Quell’accordo dev’essere cancellato perché non va a beneficio della gente, ma solo di qualche esponente del governo. Consegna il Paese alla Cina che potrà sfruttarlo senza controllo. È il puro frutto del malaffare e della corruzione».

L’elezione di Barak Obama in America avrà influenza sul Congo?
«Macché. Io ho studiato anche comunicazione e per comunicare qualcosa bisogna che l’interlocutore ascolti. I dirigenti congolesi non vogliono dar retta a nessuno che possa cambiare il loro comportamenti e i loro interessi. Questi non sono al servizio del popolo e della nazione, ma di se stessi. Li cacceremo».

Massimo A. Alberizzi
08 novembre 2008(ultima modifica: 09 novembre 2008)


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