NORD KIVU: PROSEGUONO I COMBATTIMENTI, MIGLIAIA DI RUANDESI RIMPATRIATI

febbraio 18, 2009

per accedere all’articolo originale di misna.org, clicca qui

È di almeno 11 combattenti uccisi il bilancio dell’ultimo attacco sferrato dalle truppe di coalizione congo-ruandesi contro le Forze per la democrazia e la liberazione del Ruanda (Fdlr) in due località nei pressi di Walikale. Secondo il capitano Olivier Hamuli, portavoce della coalizione, i soldati avrebberocatturato inoltre diversi combattenti e sequestrato mezzi e munizioni. I campi di battaglia in cui l’esercito e i ribelli si sono affrontati sono quelli di Mbakimbaku e Lukaraba, e al termine dei combattimenti i militari sono entrati in possesso di un’importante base logistica delle Fdlr a Lusamambo. Intanto, sono almeno 400 i civili ruandesi candidati al rimpatrio volontario che attendono da circa una settimana di rientrare nel loro paese. La metà di questi è stata identificata a Hombo, sud-ovest di Walikale, mentre altri 200 circa si trovavano nella vicina località di Busurungu. In un comunicato diffuso oggi tuttavia, le Fdlr accusano la missione delle Nazioni unite in Congo (Monuc) “di aver partecipato al raid aereo della coalizione, il 12 febbraio 2009 sulla loclaità di Gashebere, nel Nord Kivu” che avrebbe causato due feriti e centinaia di sfollati. “Sono dichiarazioni completamente false” ha detto alla MISNA il portavoce della Monuc, Madnodje Mounoubai, precisando che “dall’inizio dell’offensiva e fino a questo momento la missione non ha partecipato in alcun modo alle operazioni contro le Fdlr”. Dall’inizio dell’offensiva, il 20 gennaio scorso, circa 1000 combattenti e 3500 civili ruandesi sono stati rimpatriati in Ruanda dalle principali località in cui sono in corso le operazioni: Walikale, Kanyabayonga, Nyamilima e Pinga.
[AdL]


Ban Ki-moon chiede inchiesta su uccisione giornalista

novembre 26, 2008

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Didace Namujimbo era reporter di una radio dell’Onu 

Goma, 25 nov. (Ap) – Il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon ha chiesto un’inchiesta indipendente sull’uccisione di Didace Namujimbo, un reporter dell’emittente dell’Onu, Radio Okapi, colpito alla schiena e al collo da colpi di arma da fuoco venerdì sera fuori dalla sua casa a Bukavu, la capitale del sud del Kivu.

La sua morte “mette in luce ancora una volta la profonda insicurezza che regna nella Repubblica Democratica del Congo, particolarmente per i giornalisti il cui lavoro li rende particolarmente vulnerabili” ha detto Ban in un comunicato.

Namujimbo aveva ampiamente lavorato sulla notizia della morte di un suo collega di Radio Okapi, Serge Maheshe, ucciso in circostanze simili nel giugno 2007. Lo ha spiegato a Reporters sans frontiers il direttore dell’emittente, Leonard Mulamba.

Il tribunale, che ha condannato tre persone per l’uccisione di Maheshe non è stato però in grado di determinare se il giornalista sia stato ammazzato per il lavoro che svolgeva o meno. Tuttavia esperti legali, nazionali e non, hanno trovato irregolarità nelle procedure legali.

La domanda ora è se Didace Namujimbo sia stato ucciso dalle stesse persone. Un portavoce delle Nazioni Unite Madnodje Mounoubai ha spiegato che Namujimbo – 34 anni, sposato e con due figli – non aveva mai ricevuto minacce di morte. I suoi killer hanno portato con sè il cellulare della vittima ma non i soldi o il computer.

Il Comitato per la protezione dei giornalisti ha spiegato che Namujimbo è il quinto giornalista congolese ucciso dal 2005. “L’impunità per violenza contro i media è più una regola che un’eccezione in Congo” ha detto Tom Rhodes, del comitato con sede a New York che nel 2007 ha classificato il Congo uno dei paesi peggiori in termini di libertà di stampa. 


Bukavu rende l’ultimo omaggio a Didace Namujimbo

novembre 24, 2008

per accedere all’articolo originale su radiookapi.net clicca qui 

oggi si sono svolti i funerali dell’amico Didace Namujimbo.

Durante la cerimonia il rappresentante dell’unione giornalisti del Congo, sezione Sud-Kivu, ha denunciato “l’impunità che ha trovato dimora nel nostro paese e in particolare in questa provincia”

Dopo un minuto di silenzio osservato in memoria del defunto, è stata la volta dei discorsi tenuti da soggetti quali: il rappresentante dello staff nazionale della Monuc, il rappresentante dell’ equipe di Radio Okapi/Bukavu e l’iviato speciale del segretario generale delle Nazioni Unite Alan Doss.

Tutti hanno chiesto che sia fatta giustizia e che i colpevoli siano puniti.
M. Alpha Sow, parlando a nome della Monuc, ha affermato che Didace “è stato un cavaliere della pace dei tempi moderni, a cui è stata tolta la vita dai nemici della pace” e ha poi aggiunto “che la morte di Didace, invece che scoraggiare i compagni giornalisti, deve servire loro  a mantenere alta la fiamma e l’ideale della pace”

il rappresentante dell’Unione giornalisti del Congo, sezione sud-Kivu, ha denunciato le condizioni di insicurezza dei giornalisti di questo paese. 

Didace è il secondo giornalista di Radio Okapi ad essere stato assassinato in meno di due anni.


Didace Namujimbo

novembre 23, 2008

ASSASSINATO A BUKAVU GIORNALISTA

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Alle 5,54 della mattina chiamano da Bukavu. “Questa volta purtroppo abbiamo una notizia terribile” esordiscono tra l’emozione e lo sconforto “ieri sera hanno ammazzato Didace.” Tra le lacrime la telefonata continua e mi raccontano  tutto quello che è successo.
Didace Namujimbo era un giornalista di Radio Okapi e si occupava soprattutto di cronaca politica in un paese come la Repubblica Democratica del Congo, dove fare il giornalista è più pericoloso che stare in trincea.
Chi l’ha ucciso non l’ha fatto per sbaglio… è il secondo giornalista di quella radio ucciso in due anni. Il motivo è chiaro: imporre il silenzio e annientare con il terrore ogni tentativo di affermare il primato della giustizia e della pace.

Ieri sera mentre rientrava a casa è stato raggiunto da alcune persone. I vicini hanno sentito alzare la voce e poi un colpo di arma da fuoco: la paura che gli spari potessero continuare e il buio, hanno tenuto tutti in casa e solo dopo qualche ora chi è uscito ha trovato il corpo esanime di Didace.
I proiettili trovati sul corpo non lasciano dubbi sul fatto che l’assassino ha utilizzato un’arma da guerra e che quindi probabilmente si sia trattato di un militare. Non si è trattato di banditi perché sul corpo sono stati trovati i soldi ed il cellulare.
Una folla enorme di giovani della città si è formata attorno all’ospedale in cui è custodita la salma per esprimere il loro cordoglio e la loro rabbia.
C’era la seria preoccupazione che questa rabbia si trasformasse in violenza contro i comandanti della MONUC (la missione di pace delle Nazioni Unite) che non hanno saputo proteggere chi lavora al servizio della informazione. In diversi hanno lanciato sassi e i tafferugli sono stati fermati con i lacrimogeni.
Pubblichiamo questo articolo perchè pensiamo che la violenza non può essere combattuta con l’odio, ma con la forza della verità.
L’intera città di Imola e quella di Castel S. Pietro sono profondamente colpite da questo lutto perché tante sono le iniziative che in questi anni sono state portate avanti in collaborazione con i giovani della Comunità di Bukavu.

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