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Contraddittorie dichiarazioni e bilanci dell’ultima ora hanno contribuito a rendere ancor più confuso il già parziale quadro cu ciò che sta avvenendo nella Provincia orientale, da settembre teatro di una serie di incursioni cruente attribuite ai ribelli ugandesi dell’Esercito di resistenza del Signore (Lord’s resistance army, Lra). Un’operazione congiunta degli eserciti di Repubblica democratica del Congo e Uganda, con il sostegno del Sud Sudan, avrebbe dovuto secondo accordi terminare alla fine di febbraio; ieri, un portavoce di Kampala ha però sostenuto che i militari ugandesi sono stati autorizzati a proseguire le operazioni in Congo a tempo indeterminato, fino al completo annientamento dei ribelli Lra. Dichiarazioni smentite da un portavoce militare congolese secondo il quale alla fine del mese si terrà invece un vertice tra i presidenti dei due paesi in una imprecisata località di confine. Fonti militari ugandesi hanno sostenuto che da dicembre almeno 146 ribelli sono stati uccisi sia in combattimenti terrestri sia in seguito a bombardamenti aerei. L’assenza di affidabili vie di comunicazione e il generale stato di insicurezza in cui versa una tra le regioni più remote del paese rendono difficile verificare le informazioni e stanno complicando le operazioni di soccorso dirette alla popolazione civile. Secondo stime dell’Ufficio dell’Onu per il coordinamento degli affari umanitari (Ocha) oltre 130.000 persone sono state costrette a fuggire disperdendosi nelle foreste, raggiungendo i centri principali e attraversando la frontiera con il Sud Sudan; in 7000, notizia riferita nelle ultime ore dall’Ocha, hanno trovato rifugio in Uganda; dopo l’inizio dell’operazione militare, a dicembre, una nuova ondata di attacchi e violenze ha fatto salire il numero delle vittime civili nella Provincia orientale ad almeno 900.[GB]
Pubblicato da imolabukavu