Yunus_Conferenza al Digital Life Design 2010, Monaco

febbraio 3, 2010

Conferenza di Muhammad Yunus al DLD_Digital Life Design 2010

The winner of the 2006 Nobel Peace Prize outlines his vision for a new business model that combines the power of free markets with the quest for a more humane world – and tells the inspiring stories of companies that are doing this work today. Over the last two decades, free markets have swept the globe, bringing with them enormous potential for positive change. But traditional capitalism cannot solve problems like inequality and poverty, because it is hampered by a narrow view of human nature in which people are one-dimensional beings concerned only with profit. In fact, human beings have many other drives and passions, including the spiritual, the social and the altruistic. Welcome to the world of social business, where the creative vision of the entrepreneur is applied to today’s most serious problems: feeding the poor, housing the homeless, healing the sick and protecting the planet. “Creating a World Without Poverty” tells the stories of some of the earliest examples of social business, including Yunus’s own Grameen Bank. It reveals the next phase in a hopeful economic and social revolution that is already under way – and in the worldwide effort to eliminate poverty by unleashing the productive energy of every human being.

Letture sul tema

A world without poverty: Social business and the future of capitalism, Muhammad Yunus, Public Affairs, 2008


testimonianze microcredito

settembre 20, 2009

Vi riporto alcune testimonianze di persone che hanno usufruito di un prestito dal centro KITUMAINI, con la formula del microcredito.

Nyamulula DEODATE:

(è la mamma di Heri) venditrice di farina di manioca presso il suo domicilio.

Compra 2 sacchi di baccelli di manioca da 50 kg per sacco al prezzo di 42$ al sacco. Li fa macinare per ottenere della farina che vende a 10 kg al sacco presso casa sua. Dopo la lavorazione, un sacco di farina da 50 kg si vende a 55$, cioè un interesse di 17$ al sacco, al netto del trasporto. Compra il mercoledì, il giovedì fa la macinazione e porta la farina a casa. Può ruotare* 3 volte al mese.

“È grazie a questo credito che mi sto facendo curare, dato lo stato della mia salute, e ho potuto comprare un po’ di sabbia per riparare casa mia che cadeva già. È veramente una grazie divina, poiché ho anche comprato delle divise e dei quaderni per i miei figli che non sono a carico del PPA (Progetto adozioni a distanza, n.d.t.). Facevo fatica a pagare le rette degli insegnanti, ma grazie a questo credito ho potuto pagare la retta e ho recuperato le pagelle dei miei figli. Ho smesso di andare in giro per la città, casa per casa per trovare degli abiti da lavare. Era faticoso e umiliante, un lavoro in cui si urla su di voi a ogni momento ed è raro talvolta che siate ringraziata per aver fatto bene il vostro lavoro. Oggigiorno, mi sento responsabile, fiera di me e del mio lavoro, mi sento rispettata grazie alla mia attività.”

Muhigirwa ADELAIDE:

ha 5 figli, sposata, venditrice di una bibita locale.

Lavora con 10 casse di birra, che la gente consuma presso casa sua. Siccome è una dettagliante, guadagna 2$ per cassa dopo la vendita. Compra 4 volte al mese.

“Questo credito ha intensificato le mie attività come non potevo immaginare. Questo mi ha aiutato a comparare delle sedie, che non avevo a casa. Sfortunatamente per me, mio figlio ha avuto un incidente prima che potessi terminare il rimborso. È stato ricoverato in ospedale e dovevamo pagare 132$. Ho avuto paura di utilizzare il capitale poiché ho a carico anche la famiglia: mi sono ritrovata nella situazione in cui bisognava indebitarsi per pagare la fattura dell’ospedale e onorare (il debito con) il Centro Kitumaini. Curiosamente e come una sorpresa, gli altri membri dell’associazione hanno rimborsato per me presso il CK senza che io ne fossi informata e al momento del rimborso dell’ultima quota, mi hanno detto di non angustiarmi, che l’associazione aveva rimborsato per me e  io avrei rimborsato all’associazione più tardi. Questo prova l’amore e la presenza dello spirito santo nella nostra associazione ma anche la compassione.”


micro.bo_Forme di microcredito nel nostro territorio

aprile 1, 2009

Intervista ad Antonio Andreoni dell’associazione micro.Bo di Bologna

per accedere all’articolo originale di equonomia.it, clicca qui

Bologna 17 ottobre – Forse non ci credeva nemmeno lui. Chissà cosa avrà pensato Muhammad Yunus quando ha appreso la notizia. I quotidiani di tutto il mondo hanno pubblicato sulle prime pagine una foto che lo ritrae mentre gioisce tra le braccia della figlia. Sul suo volto l’immancabile sorriso. Guarda in alto Muhammad.
Forse pensa a Sophia, quella donna che intrecciava seggiolini di bambù per due centesimi di dollaro al giorno, forse sta ricordando i 27 dollari che le aveva prestato per rompere il legame di usura che la legava al suo datore di lavoro. Il suo primo prestito. Forse pensa a tutti coloro che lo hanno guardato sempre con scetticismo, a quei governatori e banchieri di fama
internazionale che non credevano nel sogno di un piccolo uomo del Bangladesh.

Lontani dai clamori immediati della cronaca che hanno inneggiato a Muhammad Yunus, come al “banchiere dei poveri”, come a colui che “ha vinto con l’utopia” realizzando la prima banca etica del mondo,abbiamo incontrato, a Bologna, Antonio Andreoni.
E’ un giovane laureato in economia, socio fondatore di micro.Bo , una ONLUS nata circa due anni fa a Bologna per diffondere, nella città e in provincia, la conoscenza e la pratica della microfinanza. Ha reso attiva un’esperienza di microcredito “dal basso” seguendo le linee-guida del pensiero di Yunus ed ha anche preso parte, insieme ai suoi collaboratori ad un altro progetto della Grameen Bank, la Grameen Shikka, che finanzia borse di studio per bambini in Bangladesh. Nell’arco di soli due anni micro.Bo ha finanziato, nel territorio di Bologna e provincia, ben 45 microimprese per un totale di prestiti che ammontano a Euro 415.116,00.

E’ stato proprio Yunus a dare il battesimo di fuoco a micro.Bo , di cui è stato nominato presidente onorario.
«Prima di conoscerlo personalmente, racconta Andreoni, abbiamo letto il suo libro (Il Banchiere dei Poveri, edito da Feltrinelli) e siamo rimasti affascinati da quello che Yunus raccontava, dal coraggio di questo professore che ha sentito il bisogno di uscire dalle aule delle Università degli Stati Uniti e del Bangladesh, dove ha insegnato, per vedere cosa succedesse nelle strade. Questo è stato uno dei primi insegnamenti del professore, prosegue Andreoni che ricorda queste parole scritte nel libro “Vi farete un’idea di come si fa microcredito solo quando andrete per strada e incontrerete le persone che hanno bisogno di voi».

Antonio Andreoni ha avuto il privilegio di conoscere in “anteprima” Yunus nelle aule delle Università di Bologna. Qui, nell’ottobre del 2003, il professore ha tenuto una serie di lezioni ad un Master sulla “gestione dei gruppi” organizzato dal Centro Interdipartimentale di ricerca e intervento sui gruppi-CIRIG, promosso dalla professoressa Luisa Brunori.
Folgorati dall’entusiasmo e dalla modestia di Yunus, alcuni studenti della facoltà di psicologia, economia e giurisprudenza hanno iniziato a chiedersi se il modello del microcredito fosse applicabile in una realtà come quella di Bologna.
«Ci siamo subito resi conto, è sempre Andreoni che parla, che non avevamo abbastanza competenze in materia di microcredito; abbiamo passato un anno intero a studiare come funzionava il metodo della Grameen Bank. Dopo un anno di studi avevamo fatto nascere micro.Bo, aspettavamo soltanto il professore per mostrargli la “nostra creatura”. L’anno successivo, quando Yunus è tornato a Bologna per ricevere una laurea ad honorem in Pedagogia, lo abbiamo “braccato” con le nostre domande. Lo prelevavamo dal suo albergo e lo accompagnavamo dappertutto. Lui si lasciava tormentare e non si stancava mai. Era molto disponibile; ci parlava della sua esperienza rassicurandoci del fatto che inizialmente avremmo trovato diffidenze e difficoltà. Non mi sembrava vero che una persona così famosa e importante desse tanto ascolto a semplici studenti. L’incontro a Bologna è culminato in una conferenza tenutasi nell’ottobre del 2004 e, in questa occasione, Yunus è stato nominato presidente onorario del micro.Bo.

Ci siamo lasciati con una promessa: recarsi in Bangladesh e vedere come lavoravano nei villaggi con il metodo Grameen Bank».
Cosa è successo quando vi siete recati in Bangladesh?
«Verso la fine del dicembre del 2004, io e altri tre membri di micro.Bo abbiamo deciso di partire. Yunus ha dato la sua disponibilità e ci ha permesso di frequentare un corso di formazione di due settimane presso la Grameen Bank, la sua “famiglia” come ama definirla.
Durante il viaggio verso Dhaka, verso la sede della Banca del Villaggio, abbiamo visto negozi che vendevano i gilet cuciti a mano dalle donne dei villaggi che hanno beneficiato del microcredito (Yunus li indossa sempre): manifesti e fotografie del professore dappertutto.
Il suo ufficio: una stanza con un arredamento molto modesto: una scrivania, una grande libreria e un’ampia finestra dalla quale si scorge il paesaggio desolato intorno Dhaka, fatto di case semi-costruite, “una realtà provvisoria”. Poi la visita alla “famiglia”, alla Grameen Bank che ospita gli uffici, la casa del professore e gli alloggi degli impiegati. Ancora le sue foto dappertutto. Nei giorni successivi gli incontri con gli abitanti dei villaggi e delle campagne, beneficiari del microcredito.
E non è mancata l’occasione di presentare al professore il modello del microcredito che volevamo utilizzare per la nostra Associazione. Tra i suoi consigli ricordo una frase da lui spesso ripetuta con la quale affermava che una cosa è il modello da utilizzare, un’altra è calarsi nelle periferie delle città degradate.

Cosa ricordi, in particolare, di Yunus?
«E’ una persona molto modesta. Durante la prima sera che passò a Bologna, rimasi sbalordito dal fatto che aveva chiesto al personale dell’albergo dove alloggiava un ferro da stiro per stirarsi alcuni indumenti. Ci ha sempre sostenuti nella realizzazione del nostro progetto e, nonostante la nostra giovane età, ha avuto fiducia nelle nostre capacità.».
La calma e la serenità con cui ci ha accolto nel suo studio a Dhaka, nella completa indifferenza verso il caos e il frastuono delle strade, sono il ricordo più vivo che ho di lui, insieme alle parole con le quali ci salutò prima di partire “micro.Bo-ready to go!” (pronti per partire)”.

Alessandro Pavone


intervista a Yunus a “Che tempo che fa” del 7 marzo 2009

marzo 9, 2009

Yunus: «La banca per i poveri sbarcherà anche in Italia»

marzo 2, 2009

per accedere all’articolo originale di corriere.it, clicca qui

Il premio Nobel per la pace: “Verso l’accordo tra Grameen, Unicredit e Università di Bologna”

MILANO – Grameen Bank, l’istituto che pratica il microcredito senza garanzie ideato nel 1977 dal premio Nobel per la Pace Muhammad Yunus, sbarcherà anche in Italia. Partner dell’iniziativa saranno Unicredit e l’Università di Bologna. Lo ha annunciato lo stesso Yunus, nel corso di una conferenza stampa presso la Fondazione Cariplo per la presentazione del suo libro “Un mondo senza povertà”.

ENTRO L’ANNO – «L’iniziativa è in fase avanzata, stiamo alle fasi finali degli accordi – ha detto Yunus – collaboreremo con Unicredit e l’Università di Bologna e, assieme a Grameen Trust, riusciremo a mettere assieme il progetto e far partire Grameen Italia». «Abbiamo già fatto la stessa cosa negli Stati Uniti – ha proseguito – e i risultati sono stati eccellenti». Yunus ha auspicato che il progetto possa partire già da quest’anno.

consiglio per chi volesse approfondire il tema microcredito:

il primo libro di Yunus, “Il banchiere dei poveri”, spiega in maniera semplice e diretta come è nato il microcredito e quali sono le sue straordinarie possibilità di cambiare la vita delle persone, non solo dal punto di vista economico


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